Sezione Tamburello

C.S. Firenze Sez. Tamburello

Calendario camp. serie C 2008
L'antico gioco del bracciale
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L'antico gioco del pallone toscano,
detto anche "del bracciale"

Il bracciale di legno e le palle di cuoio Un posto di particolare rilievo nella tradizione ludica fiorentina spetta al gioco del pallone toscano, che incontrò nell'800 e anche dopo il favore di numerosi e appassionati praticanti e di un vastissimo pubblico di spettatori. Storicamente si registra la presenza di questo gioco fin dai tempi della Repubblica fiorentina.
Giocato dapprima dai giovani delle famiglie nobili del medio ceto, che lo praticavano nelle strade meno frequentate o lungo le mura, si diffuse in seguito anche fra le altre classi sociali.
Infatti, in tempi più recenti, lo si giocava dappertutto, in tutte le strade di Firenze e, spesso, come rilevano gli storici, con grande molestia dei cittadini.
Il costume dei giocatori La storia di questo gioco è tratteggiata magistralmente da Giuseppe Conti in "Firenze vecchia", edito a Firenze da Vallecchi nel 1928.

"[...] Per il giuoco del pallone furono appassionatissimi anche i principi di Casa Medici, i quali si davano premura di far venire a Firenze i più famosi giuocatori che venivano da loro spesati di tutto punto, pagati lautamente e mandati poi via con dei regali di molto valore. Avviene spesso di trovare notato in qualche diario, o cronaca del tempo mediceo, talune di queste compagnie di giucatori celebri. Generalmente si giuocava dal canto del palazzo Strozzi, fino alla colonna di Santa Trinita.
Nel 1618 il Granduca Cosimo II fece venire a Firenze i giucatori più rinomati d'Italia, e furon da lui spesati in diverse case con magnifiche tinellate. Questi giuocatori furono: un certo Francesco Armentini d'Ancona, un tale de' Benedetti di Venezia, ed altri di Osimo, di Faenza, di Bagnacavallo e della Lombardia. "E prchè detti forestieri si lamentavano del lastricato, al quale non erano usi, S.A. fece accomodare la strada nel luogo della battuta con mattoni cotti, in coltello; e vi furono molti che battevano fino a ottanta passi, dal palazzo degli Strozzi fino al Canto de' Minerbetti". Il gioco Quelli venuti di fuori giocavano anche con più giuocatori di Firenze, tra cui quattro furono i più famosi, cioè il "Bicchieraio" detto per soprannome il Barba; Anton Maria, cuoco del cardinal de' Medici, detto il Pallaio; un tale de' Ceccherelli cittadino e setaiolo; ed un fratello del "Bicchieraio" soprannominato Napoli, il quale aveva un braccio storpiato e rattratto; e quando giocava lui, il Granduca andava sempre a vederlo, nel Borgo di Santa Trinita.
Il Granduca vi assisteva in carrozza chiusa fra via Porta Rossa e Parione; ed i lanzi facevano il servizio perchè nessuno occupasse quel tratto di via Tornabuoni dove si giuocava, che rimaneva affatto libera. Dalle finestre - con le impannate alzate a guisa delle gelosie delle delle persiane - dei palazzi e delle case, una folla di dame e di gentiluomini godeva quello spettacolo di cui ognuno andava matto.
I giuocatori - come si rileva da una tempera esistente in un palazzo di proprietà Giuntini - erano otto, quattro per parte e vestiti di bianco, con un costume perfettamente uguale a quello ancora in uso.
Come si impugna il bracciale Alla fine d'ottobre del 1628 'non essendo più la stagione propizia per giuocare al pallone, i giiuocatori di fuori se ne tornarono alle loro patrie'. Ma prima che partissero, il Granduca fece loro il regalo di una collana d'oro, a chi di scudi dugento a chi di centocinquanta. 'Sicché - dice il cronista che fa gli occhioni - poteron molto contenti, tornare alle loro case'.
Nel 5 ottobre del 1693 si trova notata una grande partita di sfida fatta dei giuocatori fiorentini, col consenso del gran principe Ferdinando, primogenito del granduca Cosimo III, fanatico di questo giuoco.
Il Principe fece mettere il giuoco del pallone appiè del Ponte Santa Trinita fino al Canto di Parione; ed egli con la principessa Violante e con tutta la Corte, vi assistédal Casino de' Nobili, all'angolo del Lungarno.
Le finestre delle case - dice il cronista inorridito - furon pagate perfino due zecchini l'una. Undici lire e venti centesimi di moneta nostra! I giuocatori venuti per questa sfida furono nientemeno che il dottore Sansoni di Bologna, 'con altri due suoi paesani, ed un veneziano'. I fiorentini erano Antonio Cocchini, detto il Bacchettone, un tale Francesco staffiere di Corte detto Pericolo; un altro staffiere detto Bobi ed un cacciatore del Granduca detto Momo. Vinsero i bolognesi, ed il Gran Principe regalò ad essi cento doppie per uno: ma al dottore Sansoni, che era stato il battitore, oltre le cento doppie, gli regalò anche un anello di brillanti di passa mille scudi di valore. I giuocatori fiorentini che furono i perditori, ebbero ciascuno cinquanta doppie di regalo. Tanto fu il fanatismo destato da questa sfida, che 'il divertimento fu replicato per tre giorni consecutivi'. E il dottor Sansoni che tastava meglio il polso a' palloni che a' malati, fece sempre da battitore e i bolognesi rimasero vincitori".

bracciale Un'altra testimonianza sulla grande popolarità di questo gioco ci viene da Enrico Pesci, che nel suo libro Firenze capitale scrive:

"[...] In quegli anni [dal 1865 al 1870] i fiorentini, per dirne una, durante i mesi d'estate, parteggiavano come tanti guelfi e ghibellini per questo o quel giocatore di pallone e la città si divideva in due fazioni".

L'interesse per detto gioco, in cui si ritrovano già alcuni aspetti dello sport moderno, era tanto e tale che le due fazioni si unirono nella richiesta di costruire un nuovo 'sferisterio' in luogo di quello già esistente, chiamato delle 'ghiacciaie di Porta Pinti'. Si costituì allora una società d'azionisti che edificò in breve tempo uno splendido sferisterio fuori di Porta S. Gallo, alla Barriera delle Cure.
Il gioco del pallone rimase alle Cure fino al 1893, quandi il marchese Tolomei-Biffi fece costruire un altro e più grande sferisterio all'inizio delle Cascine "che venne chiamato 'La Il giocoScala' per l'ampiezza, l'eleganza degli spettatori e la classe dei giocatori in costume bianco con la fusciacca di seta a frange dorate'.
A conferma di ciò, si ricorda che nell'aprile del 1898 allo sferisterio delle Cascine fu giocata una partita di calcio in livrea alla presenza di Umberto I e della Regina Margherita.
Il gioco del pallone, persa gran parte della sua popolarità, fu praticato fin dopo la II guerra mondiale per gruppi sempre più sparuti di spettatori. Questi affluivano allo sferisterio delle Cascine, più che per passione sportiva, per scommettere al totalizzatore e mangiare il tradizionale piatto di pastasciutta. Qui infatti sembra aver avuto origine la caratteristica locuzione fiorentina: "Bucaioli, le paste!".

Il costume dei giocatori Il costume dei giocatori

 

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