Lo Sferisterio delle Cascine è l'ultimo
rimasto di una serie abbastanza numerosa di strutture di questo tipo
che, durante il secolo scorso, furono realizzate a Firenze per il
'gioco del pallone' (o 'palla a bracciale'), sport di origini antichissime
e praticato fino a non molti decenni fa.
Il primo impianto fisso realizzato per questo tipo di gioco, per
vari secoli esercitato nelle strade e nelle piazze, risale alla fine
del Settecento. Per difendere l'incolumità dei cittadini dalle
violente pallate, fuori della Porta a Pinti venne appositamente recintata
un'area che, sfruttando per un lato un tratto della cinta muraria
medioevale, presentava già in luce quello che sarebbe diventato
l'elemento tipologico più vistoso degli sferisteri ottocenteschi:
l'alta parete che delimita in lunghezza un lato dell'area di gioco.
A questo primomodesto recinto, scomparso con la distruzione delle
mura urbane al tempo di Firenze Capitale, seguì un vero e
proprio sferisterio, costruito alla Barriera delle Cure da una società di
azionisti su progetto dell'architetto Enrico Bartoli, che funzionò per
molti anni con grande successo e che, sul finire del secolo, venne
cancellato dall'espansione edilizia della città; se ne conserva
ancora oggi il ricordo nel nome della strada dove era situato: Via
del Pallone.
Nel 1892 la Società Civile del Gioco del Pallone, appena costituitasi,
si assunse il compito di realizzare un impianto in muratura in sostituzione
dell'arena in legno provvisoriamente eretta sui Pratoni della Zecca,
il giardino progettato dal Poggi alla Porta alla Croce come elemento
conclusivo del sistema dei viali sull'Arno.
L'ubicazione prescelta per il nuovo edificio non poté che
essere le Cascine, dato che il parco era ormai diventato il luogo
privilegiato delle attività sportive cittadine per la presenza
del Club dei Velocipedisti, delle corse dei cavalli e del Tiro a
Segno. D'altra parte l'idea non era nuova: già nel 1887
l'architetto Luigi Del Moro aveva progettato un edificio per il gioco
del pallone da erigersi alle Cascine, ma la sua proposta, che prevedeva
una grandiosa costruzione in stile medievaleggiante con grande abbondanza
di torrette merlate e trifore, non ebbe seguito e al suo posto venne
fatto sferisterio attuale che realizza, con linee architettoniche
più semplici, il medesimo schema tipologico. Il lungo rettangolo
di gioco è delimitato su un lato dall'alta parete - che dall'esterno
nella scansione dei contrafforti sembra quasi richiamare visivamente
il tratto di cinta muraria usato per racchiudere la primitiva arena
- e sugli altri tre lati dai blocchi di gradinate per il pubblico.
Alle due opposte testate due corpi di fabbrica, qualificati formalmente
in facciata da un classico partito architettonico di paraste e di
archi, contengono i servizi per i giocatori e per il pubblico.
Durante le partite il campo era diviso, per mezzo di un cordino,
dette - da "Tetto" e da "Basso - nelle quali agivano
le squadre contendenti, mentre l'alto muro serviva a impedire che
la palla uscisse dal campo, per proteggere gli spettatori veniva
tesa una grande rete davanti alle tribune.
Caduto in disuso il gioco del pallone, lo sferisterio, mai modificato
nella struttura, è da anni usato per il gioco del tamburello.
Nel 1998 è stato completato l'intervento di ricostruzione
del paramento murario principale alto 14 metri che, cinque anni prima,
era crollato a causa di un fulmine durante un nubifragio. Nell'occasione
si è provveduto alla completa sottofondazione del paramento
murario e ne è stato eseguito un miglioramento antisismico.
L'intervento ha previsto anche la ristrutturazione di due spogliatoi,
dei servizi e la realizzazione di una centrale termica a servizio
dell'impianto.
Nel prossimo futuro saranno eseguiti interventi per il completamento
del restauro architettonico delle facciate principali ed il consolidamento
strutturale delle tribune longitudinali di un impianto che, pur sottoutilizzato,
conserva ancora oggi il suggestivo fascino del fortunato incontro
fra architettura e sport.
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